Gianfranco CimminoPresidente dell'Ente Premio Sele d'Oro
Presentando l’edizione 2007 del Premio Sele d’Oro Mezzogiorno, ebbi a scrivere che la nostra manifestazione assomigliava sempre più al buon vino: perché, esattamente come quello, manifestava la tendenza a migliorare col tempo. Quella di crescere anno dopo anno è ormai una caratteristica del nostro Premio. Né faremo eccezione per l’edizione 2008, che si presenta ancora più ricca che in passato.
La novità che mi piace sottolineare è “DEMO D’AUTORE”, il nuovo progetto che il Sele d’Oro ha promosso in collaborazione con la trasmissione radiofonica DEMO, di Radio Rai 1. Competizione musicale aperta a musicisti e gruppi provenienti da ogni parte d’Italia, “DEMO D’AUTORE” è una sorta d’invito a tutti i giovani meridionali, perché non smettano mai di andare alla ricerca dei talenti che ciascuno di loro porta dentro di sé. Perché il Mezzogiorno che immaginiamo non potrà prescindere dal talento, né tantomeno dai giovani. E benvenga la musica se, oltre a essere una meravigliosa esperienza artistica, sa presentarsi come uno strumento di crescita e di costruzione di comunità.
Nel ringraziare tutti coloro che hanno lavorato a questa edizione 2008 o che hanno inteso supportarla, non mi resta che augurare a Voi tutti un buon Sele d’Oro.
Amedeo LeporePresidente della Giuria
Vi è, forse, un eccesso di semplificazione nel modo con il quale, da qualche tempo a questa parte, si sono presentate e raccontate le vicende del nostro paese. Nell’ultimo periodo, ecco il Sud tornato a incarnare, in modo inusitato e violento, la terra delle emergenze, dell’assistenzialismo, della richiesta incessante di risorse pubbliche. Mentre il Nord si è limitato ad apparire come la patria degli egoismi, dell’individualismo sfrenato: spaventato dalla diversità e roso da un senso profondo di insicurezza. Si tratta degli aspetti più evidenti di una realtà, come quella italiana, incapace di rinnovarsi, sulla quale grava il peso di un grave arretramento rispetto ai centri multipolari della competizione globale.
Tuttavia, se le cose stessero solo così, l’Italia sarebbe destinata rimanere a lungo un paese di serie B, per di più spaccato irrimediabilmente in due. Con le due grandi aree del suo territorio protese verso obiettivi inconciliabili, ripiegate su se stesse e chiuse nella peculiarità delle rispettive situazioni, senza possibilità alcuna di dialogo e di confronto.
Eppure, Nord e Sud sono realtà ben più ricche e sfaccettate di quanto le semplificazioni possano rendere. Alcune regioni settentrionali sono state in grado di incamminarsi con le proprie forze lungo la strada della sfida competitiva. Il Mezzogiorno vede crescere e diffondersi le energie che non si arrendono alla trasformazione del suo spazio geografico in un deserto produttivo, assoggettato alla criminalità organizzata. E, su entrambi i versanti, personalità di diversa provenienza culturale e sociale si impegnano per ridare forma e spessore a ipotesi di sviluppo valide per l’intero paese.
La XXIV edizione del Sele d’Oro si propone di essere un momento di confronto – franco e aperto – fra le intelligenze delle diverse aree territoriali dell’Italia, unite dalla convinzione che il divario di sviluppo del Mezzogiorno, il dualismo italiano, rappresenti “una grande questione etico-politica, che investe le stesse fondamenta morali della società nazionale e dello Stato unitario”, oltre che della partecipazione dell’Italia al consesso internazionale. Come ha insegnato uno dei più grandi meridionalisti del Novecento: Pasquale Saraceno, valtellinese di Morbegno.
Carmine PignataPresidente del Consiglio provinciale di Salerno
Presidente del Comitato Organizzatore
Quella che il nostro Mezzogiorno sta vivendo è, indiscutibilmente, una fase segnata dall’incertezza. E chi continua a credere nel cambiamento si trova ad affrontare i problemi a mani nude: senza strumenti, senza politiche, senza punti di riferimento. Eppure, tutti sembrano avere una ricetta per uscire dalla crisi. C’è chi si trincera dietro formule fumose, chi si rifugia nella retorica della concretezza, chi disegna gli scenari teorici per inverosimili balzi in avanti.
Se il Sele d’Oro ha un pregio, è quello di essere animato da una sana inquietudine. A trasmettercela è stato Michele Tito, che ha speso la sua intera carriera di giornalista cercando il senso nascosto dietro l’apparenza dei fatti. Da lui abbiamo imparato a metterci costantemente in discussione, nella consapevolezza di quanto le domande siano infinitamente più importanti delle risposte. Così, anche questa volta il Sele d’Oro preferisce utilizzare i punti interrogativi, mettendo al centro della sua XXIV edizione una serie di quesiti. E dunque: quale futuro aspetta il Mezzogiorno? Continuerà a essere percepito come un peso per il Paese, o riuscirà finalmente a pesare in Europa e nel Mediterraneo? Come supereremo le emergenze? Con quali strumenti potrà essere rilanciata la nostra stanca economia?
In questi quesiti c’è il nostro piccolo contributo al dibattito meridionalista. Ha scritto José Saramago: “tutto nel mondo sta dando risposte, quel che tarda è il tempo delle domande”. Non mi resta che auspicare che questo tempo possa venire presto: denso di sana inquietudine e gravido di cambiamenti.