11 settembre 2008

La compagnia OZ di Trento vince il Premio Sele d'Oro 2008 dedicato al teatro

XIII FESTIVAL TEATRALE NAZIONALE
Premio “Sele d’Oro” 2008
I premiati
TARGHE
Targa migliore attore a Jacopo Squizzato della Compagnia “Armathan” di Verona per il personaggio del Giovane nello spettacolo “Aspettando il lunedì” di Carlos Maria Alsina.
Targa migliore attrice a Maura Pettorruso della Compagnia “OZ” di Trento per il personaggio di Marianne nello spettacolo “Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman.
Targa migliore regia a Rocco Sestito della Compagnia “OZ” di Trento per lo spettacolo “Scene da un matrimonio”.

Premio del pubblico allo spettacolo “Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman.

Targa speciale UILT Campania per il miglior testo ad “Aspettando il lunedì” di Carlos Maria Alsina.
Motivazione: Grazie alla sapiente messinscena basata su interpretazioni tenere e misurate, sulla scenografia essenziale, sull’uso significativo di luci e musiche, il testo di Alsina ha espresso a pieno la sua metafora esistenziale dell’eterno confronto-scontro tra il vecchio e il nuovo, il saggio e l’ingenuo, il reale e l’immaginario.
STATUETTA DI BRONZO

Premio Sele d’Oro 2008
per il migliore spettacolo alla Compagnia “OZ” di Trento con lo spettacolo “Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman.

09 settembre 2008

“La Signorina Papillon”di Stefano Benni


Auditorium Comunale di Oliveto Citra –ore 21, martedì 9 settembre

“La Signorina Papillon”
di Stefano Benni

Interpreti
Ilaria Gamberini
Cecilia Franceschetti
Gilla Cipollini
Giordano Pierucci
Fabio Campetella

Regia di
Fabio Campetella

Luci
Aldo Caldarelli

Quale è il confine tra sogno e realtà? E’ la domanda che più mi sono posto nella mia vita. Quando questo testo di Stefano Benni mi è venuto a cercare, ho subito capito che poteva essere una possibile risposta. Ognuno di noi, come Rose Papillon, cerca di proteggersi all’interno di un giardinetto imbelle e pacificato, si illude di poter sfuggire ad ogni tipo di tentazione; ma è tutto inutile perché è la realtà che viene a scovarci.
La società è così bene organizzata che è in grado di distruggere ogni squallida esistenza। Ognuna delle tre simpatiche macchiette cercherà di adulare la povera Rose: Millet, l’intellettualoide, con il fascino della poesia, Marie Louise, con la passione del sesso e Armand con la bramosia del potere. Sembrava non esserci via di fuga per la candida Rose, ma la fantasia e l’acrobatica struttura del testo mi hanno spinto a creare un quinto personaggio: il sogno di Rose. E’ la ballerina di un carillon che con la sua delicatezza e il suo biancore, in una dimensione ancor più onirica, ci svela il segreto per la sopravvivenza. E’ un mondo piuttosto irreale quello della signorina Papillon, fatto di maschere, costumi colorati e una scena da sogno, ma non crediate che la realtà sia poi così diversa!


Fabio Campatella

07 settembre 2008

Associazione Oz di Trento in “Scene da un matrimonio”


Auditorium Comunale di Oliveto Citra –ore 21, lunedi 8 settembre


Scene da un Matrimonio
di Ingmar Bergman

con Alessio Dalla Costa

Maura Pettorusso

Luci

Ganluca Bosio

Audio

Marco Pegoretti

Regia

Rocco Sestito

Un vecchio teatro, una scenografia incompleta, oggetti familiari da cui nascono ricordi, immagini, l’incontro-scontro della loro vita: da qui parte il nostro racconto.
I due protagonisti, Johan e Marianne, ritornano nel teatro in cui avevano recitato quando erano giovani. È la settima ed ultima scena del copione originale, che diventa inizio e nuovo punto di partenza (e di visione) per la nostra mise en scene. Il rapporto analizzato da Bergman porta alla luce un’ universalità della condizione umana nella sua ricerca di una felicità sfuggente e velata di perbenismo. Johan e Marianne sono due che potremmo definire Lui e Lei. Ed in questa prospettiva di studio del testo si è deciso di partire come ambientazione da un teatro, un posto dove per eccellenza è l’universo dell’umano che si esprime. Luci mosse direttamente dagli attori, grandi personaggi del teatro che nascono e si intersecano con il dialogo reale di Marianne e Johan, il vero che si mescola con le maschere del teatro, o forse della vita. Un palcoscenico vuoto dove i due attori -scrittori in erba della loro vita- ridisegnano le trame della loro esistenza.

“ ASPETTANDO IL LUNEDÌ” di Carlos M. Alsina


Auditorium Comunale di Oliveto Citra –
ore 21, domenica 7 settembre


“ ASPETTANDO IL LUNEDÌ”
di Carlos M. Alsina

Interpreti
MARCO CANTIERI
JACOPO SQUIZZATO

Regia: Marco Cantieri

Aiuto regia: Adriana Giacomino
Luci e suoni: Federico Caputo
Luca Cominacini


Ciò che mi ha colpito di questo testo è il fatto che di fronte ad una parola che sembra costituire l’ossatura teatrale dello spettacolo, sono altri invece gli elementi che ne restituiscono l’essenza, la sintesi: fra questi mi piace evidenziare la ricerca del gioco infantile, la forza dei sentimenti, la saggezza senile, il ruolo della fantasia.
Tutte cose “ semplici “ espresse dall’essenzialità di una panchina che, alleggerendosi della materia grezza che la costituisce, diventa trampolino di lancio per viaggiare e prezioso punto d’osservazione di un mondo che tra passato, presente e futuro ricerca il senso di sé.
E tutto questo perché un lunedì, un giovane e un vecchio, s’incontrano per caso proprio lì, su quella panchina.
Il loro incontro? La poesia della vita che lotta, sgomita per emergere e costruire un…..edificio totalmente nuovo.
Ma l’impressione è che questo edificio non potrà mai essere terminato.
Buon divertimento!!!!

06 settembre 2008

MENECMI, una strana commedia degli equivoci


Auditorium Comunale di Oliveto Citra –

ore 21, sabato 6 settembre

L’Associazione Culturale
Il Teatro dei Picari
presenta

MENECMI, una strana commedia degli equivoci
da Plauto e Shakespeare
libero adattamento di F.Facciolli e G.R.Festa
regia di Francesco Facciolli

Il titolo stesso, forse, smaschera il nostro gioco, il nostro fondere in un unico corpo Menaechmi, di Plauto, e The comedy of errors, di Shakespeare.
Gioco sì. Perché proprio di un gioco si tratta, e noi come un gioco lo abbiamo trattato. Un gioco molto serio, però: il “gioco” del Teatro. D’altra parte, nel linguaggio di Shakespeare un’opera teatrale si chiama “play”, che vuol dire proprio “gioco”. Lui stesso aveva “giocato” con Plauto, come molti altri hanno fatto prima e dopo di lui, non certo per caso. il tema dei due fratelli identici e dei conseguenti scambi di persona è una macchina di equivoci e di situazioni infallibile. La comicità che ne scaturisce è così diretta ed istintiva che non ha bisogno né di ricercatezze né di mediazioni.
Immaginare Plauto e Shakespeare, seduti al nostro tavolo, che si divertivano con noi a fondere in una sola le due commedie, è stata una tentazione irresistibile.
È così, da un’idea, da un gioco, che sono nati i nostri Menecmi: dalla voglia di “scherzare seriamente” con due classici del teatro universale.
Le due commedie si fondono così in un’unica atmosfera, in un unico intreccio: nessuna prevale o cede il passo all’altra. Procedono affiancate, sostenendosi e sospingendosi a vicenda.
Il gusto popolare, l’esuberanza verbale, il linguaggio plebeo, sono i mezzi attraverso i quali Plauto ottiene la sua risata grassa, il divertimento gioioso, la comicità farsesca; un tocco di pensosità, di dramma e di poesia è il contributo del Bardo di Stratford upon Avon, il quale, da parte sua, riceve da Plauto ritmo ed efficacia, mentre i suoi personaggi si arricchiscono di naturalezza e spontaneità.
Il testo plautino “contaminato” da Shakespeare (o il testo di Shakespeare contaminato da Plauto?) ha trovato nuova forza e nuovo vigore; e la sua comicità si è amplificata.
La moltiplicazione dei gemelli, realizzata da Shakespeare (che però l’ha ripresa da Anphitruo, un’altra commedia di Plauto), rende il ritmo più incalzante, l’equivoco plautino più travolgente, e l’intreccio più intrigante, il “gioco” più complesso e difficile.
E noi? Noi abbiamo mescolato il tutto, immergendo la vicenda nel contesto esotico e fiabesco di Fabula, un’isola immaginaria (e per questo, forse, più reale della realtà): luogo di esorcismi e di incontri, di incantesimi e di strani eventi.
Fabula è un luogo dove tutto può succedere.
Fa da sfondo un’atmosfera evocativa e surreale che abbiamo creato con le musiche e le danze, al cui ritmo si muovono i personaggi, caratteri estremi; quasi “maschere” di un’umanità che, ce lo insegna proprio il teatro, attraverso i secoli non è mai veramente cambiata.
Così sono nati i “nostri” Menecmi, due gocce d’acqua che, prima divise, poi “si incontrano, si guardano e stupite si riconoscono…E ciò che uno strano destino aveva crudelmente separato, un ancor più strano destino, infine, felicemente ricongiunge.”

05 settembre 2008

Grandi Manovre di Forlì in “Le tre corde”

Auditorium Comunale di Oliveto Citra – ore 21,००
venerdì 5 settembre

“Le tre corde ovvero
la purezza del caos”
Scrittura teatrale e regia di Loretta Giovannetti
da scritti, opere e lettere di Luigi Pirandello


Tre corde sospese come sospesa è la nostra voglia di travestirci d’altro, di indossare una maschera che svela caricature volontarie e incredibilmente vere, di scherzare alle spalle di chi ci crede pazzi.
E’ ancora un privilegio provare a far teatro: sperimentare è la parola d’ordine, un viaggio sconosciuto che ci accompagna verso lo stupore, dentro l’emozione, nella purezza del caos.
Lo spettacolo inizia con l’incontro doloroso e buffo fra poveri mai vinti: Cotrone e la sua “ciurma tenera e improbabile” e i reduci della compagnia teatrale della Contessa annientata dalla…poesia. Un incontro che vive di immaginazione, di desideri, perché gli attori danno corpo ai fantasmi perché vivano..e sono più vivi che mai…
Da questo vapore di pazzia emerge il grande gioco dell’apparire che ci fa incontrare la società borghese del Berretto a sonagli con le sue insoddisfazioni, le ossessioni e l’esercizio delle tre corde, quella seria, la civile e la pazza che ci guidano per non cedere all’istinto.
Uno spettacolo che vuole comunicare un’atmosfera di pazzia salubre e devastante allo stesso tempo, attori che provano ad interpretarla con magica purezza e la sperimentazione dell’indossare e strappare la maschera che ci traveste.
“Perdonateci, siamo la caricatura volontaria di una mascherata continua e ci mascheriamo da ciò che vorremmo essere”…. ma per fortuna ci sono gli attori!
Afferrare il vero significato della vita è il compito dell’attore.
Esprimerlo la sua missione.
Interpretarlo… il suo problema.
Loretta Giovannetti e gli attori delle Tre corde ci provano ancora, un po’ sospesi, un po’ spaventati comunque convinti che “ tutto può essere se lo sudi e lo desideri veramente”.
Vi aspettiamo appesi alle corde della nostra emozione…