MENECMI, una strana commedia degli equivoci
Auditorium Comunale di Oliveto Citra –
ore 21, sabato 6 settembre
L’Associazione Culturale
Il Teatro dei Picari
presenta
MENECMI, una strana commedia degli equivoci
da Plauto e Shakespeare
libero adattamento di F.Facciolli e G.R.Festa
regia di Francesco Facciolli
Il titolo stesso, forse, smaschera il nostro gioco, il nostro fondere in un unico corpo Menaechmi, di Plauto, e The comedy of errors, di Shakespeare.
Gioco sì. Perché proprio di un gioco si tratta, e noi come un gioco lo abbiamo trattato. Un gioco molto serio, però: il “gioco” del Teatro. D’altra parte, nel linguaggio di Shakespeare un’opera teatrale si chiama “play”, che vuol dire proprio “gioco”. Lui stesso aveva “giocato” con Plauto, come molti altri hanno fatto prima e dopo di lui, non certo per caso. il tema dei due fratelli identici e dei conseguenti scambi di persona è una macchina di equivoci e di situazioni infallibile. La comicità che ne scaturisce è così diretta ed istintiva che non ha bisogno né di ricercatezze né di mediazioni.
Immaginare Plauto e Shakespeare, seduti al nostro tavolo, che si divertivano con noi a fondere in una sola le due commedie, è stata una tentazione irresistibile.
È così, da un’idea, da un gioco, che sono nati i nostri Menecmi: dalla voglia di “scherzare seriamente” con due classici del teatro universale.
Le due commedie si fondono così in un’unica atmosfera, in un unico intreccio: nessuna prevale o cede il passo all’altra. Procedono affiancate, sostenendosi e sospingendosi a vicenda.
Il gusto popolare, l’esuberanza verbale, il linguaggio plebeo, sono i mezzi attraverso i quali Plauto ottiene la sua risata grassa, il divertimento gioioso, la comicità farsesca; un tocco di pensosità, di dramma e di poesia è il contributo del Bardo di Stratford upon Avon, il quale, da parte sua, riceve da Plauto ritmo ed efficacia, mentre i suoi personaggi si arricchiscono di naturalezza e spontaneità.
Il testo plautino “contaminato” da Shakespeare (o il testo di Shakespeare contaminato da Plauto?) ha trovato nuova forza e nuovo vigore; e la sua comicità si è amplificata.
La moltiplicazione dei gemelli, realizzata da Shakespeare (che però l’ha ripresa da Anphitruo, un’altra commedia di Plauto), rende il ritmo più incalzante, l’equivoco plautino più travolgente, e l’intreccio più intrigante, il “gioco” più complesso e difficile.
E noi? Noi abbiamo mescolato il tutto, immergendo la vicenda nel contesto esotico e fiabesco di Fabula, un’isola immaginaria (e per questo, forse, più reale della realtà): luogo di esorcismi e di incontri, di incantesimi e di strani eventi.
Fabula è un luogo dove tutto può succedere.
Fa da sfondo un’atmosfera evocativa e surreale che abbiamo creato con le musiche e le danze, al cui ritmo si muovono i personaggi, caratteri estremi; quasi “maschere” di un’umanità che, ce lo insegna proprio il teatro, attraverso i secoli non è mai veramente cambiata.
Così sono nati i “nostri” Menecmi, due gocce d’acqua che, prima divise, poi “si incontrano, si guardano e stupite si riconoscono…E ciò che uno strano destino aveva crudelmente separato, un ancor più strano destino, infine, felicemente ricongiunge.”
Il Teatro dei Picari
presenta
MENECMI, una strana commedia degli equivoci
da Plauto e Shakespeare
libero adattamento di F.Facciolli e G.R.Festa
regia di Francesco Facciolli
Il titolo stesso, forse, smaschera il nostro gioco, il nostro fondere in un unico corpo Menaechmi, di Plauto, e The comedy of errors, di Shakespeare.
Gioco sì. Perché proprio di un gioco si tratta, e noi come un gioco lo abbiamo trattato. Un gioco molto serio, però: il “gioco” del Teatro. D’altra parte, nel linguaggio di Shakespeare un’opera teatrale si chiama “play”, che vuol dire proprio “gioco”. Lui stesso aveva “giocato” con Plauto, come molti altri hanno fatto prima e dopo di lui, non certo per caso. il tema dei due fratelli identici e dei conseguenti scambi di persona è una macchina di equivoci e di situazioni infallibile. La comicità che ne scaturisce è così diretta ed istintiva che non ha bisogno né di ricercatezze né di mediazioni.
Immaginare Plauto e Shakespeare, seduti al nostro tavolo, che si divertivano con noi a fondere in una sola le due commedie, è stata una tentazione irresistibile.
È così, da un’idea, da un gioco, che sono nati i nostri Menecmi: dalla voglia di “scherzare seriamente” con due classici del teatro universale.
Le due commedie si fondono così in un’unica atmosfera, in un unico intreccio: nessuna prevale o cede il passo all’altra. Procedono affiancate, sostenendosi e sospingendosi a vicenda.
Il gusto popolare, l’esuberanza verbale, il linguaggio plebeo, sono i mezzi attraverso i quali Plauto ottiene la sua risata grassa, il divertimento gioioso, la comicità farsesca; un tocco di pensosità, di dramma e di poesia è il contributo del Bardo di Stratford upon Avon, il quale, da parte sua, riceve da Plauto ritmo ed efficacia, mentre i suoi personaggi si arricchiscono di naturalezza e spontaneità.
Il testo plautino “contaminato” da Shakespeare (o il testo di Shakespeare contaminato da Plauto?) ha trovato nuova forza e nuovo vigore; e la sua comicità si è amplificata.
La moltiplicazione dei gemelli, realizzata da Shakespeare (che però l’ha ripresa da Anphitruo, un’altra commedia di Plauto), rende il ritmo più incalzante, l’equivoco plautino più travolgente, e l’intreccio più intrigante, il “gioco” più complesso e difficile.
E noi? Noi abbiamo mescolato il tutto, immergendo la vicenda nel contesto esotico e fiabesco di Fabula, un’isola immaginaria (e per questo, forse, più reale della realtà): luogo di esorcismi e di incontri, di incantesimi e di strani eventi.
Fabula è un luogo dove tutto può succedere.
Fa da sfondo un’atmosfera evocativa e surreale che abbiamo creato con le musiche e le danze, al cui ritmo si muovono i personaggi, caratteri estremi; quasi “maschere” di un’umanità che, ce lo insegna proprio il teatro, attraverso i secoli non è mai veramente cambiata.
Così sono nati i “nostri” Menecmi, due gocce d’acqua che, prima divise, poi “si incontrano, si guardano e stupite si riconoscono…E ciò che uno strano destino aveva crudelmente separato, un ancor più strano destino, infine, felicemente ricongiunge.”

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