06 settembre 2008

MENECMI, una strana commedia degli equivoci


Auditorium Comunale di Oliveto Citra –

ore 21, sabato 6 settembre

L’Associazione Culturale
Il Teatro dei Picari
presenta

MENECMI, una strana commedia degli equivoci
da Plauto e Shakespeare
libero adattamento di F.Facciolli e G.R.Festa
regia di Francesco Facciolli

Il titolo stesso, forse, smaschera il nostro gioco, il nostro fondere in un unico corpo Menaechmi, di Plauto, e The comedy of errors, di Shakespeare.
Gioco sì. Perché proprio di un gioco si tratta, e noi come un gioco lo abbiamo trattato. Un gioco molto serio, però: il “gioco” del Teatro. D’altra parte, nel linguaggio di Shakespeare un’opera teatrale si chiama “play”, che vuol dire proprio “gioco”. Lui stesso aveva “giocato” con Plauto, come molti altri hanno fatto prima e dopo di lui, non certo per caso. il tema dei due fratelli identici e dei conseguenti scambi di persona è una macchina di equivoci e di situazioni infallibile. La comicità che ne scaturisce è così diretta ed istintiva che non ha bisogno né di ricercatezze né di mediazioni.
Immaginare Plauto e Shakespeare, seduti al nostro tavolo, che si divertivano con noi a fondere in una sola le due commedie, è stata una tentazione irresistibile.
È così, da un’idea, da un gioco, che sono nati i nostri Menecmi: dalla voglia di “scherzare seriamente” con due classici del teatro universale.
Le due commedie si fondono così in un’unica atmosfera, in un unico intreccio: nessuna prevale o cede il passo all’altra. Procedono affiancate, sostenendosi e sospingendosi a vicenda.
Il gusto popolare, l’esuberanza verbale, il linguaggio plebeo, sono i mezzi attraverso i quali Plauto ottiene la sua risata grassa, il divertimento gioioso, la comicità farsesca; un tocco di pensosità, di dramma e di poesia è il contributo del Bardo di Stratford upon Avon, il quale, da parte sua, riceve da Plauto ritmo ed efficacia, mentre i suoi personaggi si arricchiscono di naturalezza e spontaneità.
Il testo plautino “contaminato” da Shakespeare (o il testo di Shakespeare contaminato da Plauto?) ha trovato nuova forza e nuovo vigore; e la sua comicità si è amplificata.
La moltiplicazione dei gemelli, realizzata da Shakespeare (che però l’ha ripresa da Anphitruo, un’altra commedia di Plauto), rende il ritmo più incalzante, l’equivoco plautino più travolgente, e l’intreccio più intrigante, il “gioco” più complesso e difficile.
E noi? Noi abbiamo mescolato il tutto, immergendo la vicenda nel contesto esotico e fiabesco di Fabula, un’isola immaginaria (e per questo, forse, più reale della realtà): luogo di esorcismi e di incontri, di incantesimi e di strani eventi.
Fabula è un luogo dove tutto può succedere.
Fa da sfondo un’atmosfera evocativa e surreale che abbiamo creato con le musiche e le danze, al cui ritmo si muovono i personaggi, caratteri estremi; quasi “maschere” di un’umanità che, ce lo insegna proprio il teatro, attraverso i secoli non è mai veramente cambiata.
Così sono nati i “nostri” Menecmi, due gocce d’acqua che, prima divise, poi “si incontrano, si guardano e stupite si riconoscono…E ciò che uno strano destino aveva crudelmente separato, un ancor più strano destino, infine, felicemente ricongiunge.”

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